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     La mia attività 


      Brevi note sulla psicoanalisi ad orientamento frommiano

        La psicoanalisi di E. Fromm, alla quale io mi ispiro, ha carattere tipicamente umanistico e relazionale. Fromm, infatti, ruppe decisamente con l'ortodossia freudiana per entrare a far parte di quel cosiddetto filone neofreudiano, sociale e interpersonale in cui l'attenzione non viene più diretta sulle pulsioni interne all'individuo, e in modo particolare sulla libido (come era, e in parte è ancora, per gli analisti ortodossi), bensì sulla dimensione relazionale e sociale dell'individuo. La persona viene “colta” e compresa sia come entità biologica, cioè come portatrice di caratteristiche genetiche peculiari, sia come individuo all'interno della sua cornice affettiva, relazionale e sociale. Ognuno di noi è una unicità: un insieme di temperamento (di derivazione genetica), di carattere sociale (quell'aspetto caratteriale che condividiamo con gli altri) e di carattere personale (le nostre caratteristiche uniche, peculiari e irripetibili). La nostra personalità altnon è altro che l'insieme di questi elementi. Ma ciò che ci rende particolari e irripetibili  è l'insieme di esperienze importanti, o meglio fondanti, che hanno plasmato la nostra personalità: in ordine di tempo vengono prima quelle con le figure di attaccamento principali, madre e padre  e fratelli, insieme ai vissuti ad esse collegati; successivamente le esperienze amicali, scolastiche, lavorative, ecc. Le prime esperienze sono quelle che hanno lasciato l'”impronta” più forte dentro di noi.
     La terapia frommiana pone molto l'accento sull'evoluzione e sulla creatività dell'individuo, come pure sulla sua libertà, non meno che sulla  sua indipendenza ed autonomia. L'uomo sereno, equilibrato, realizzato è una persona che, sulla base della conoscenza di se stesso (e specialmente del proprio inconscio), è riuscito a svincolarsi in maniera sufficiente dai retaggi limitanti del passato per riuscire a vivere liberamente sulla base delle proprie attitudini e ad amare gli altri: quanto più ci si avvicina a questo modello, tanto più possiamo parlare di uomo sano. L'uomo nevrotico è invece quella persona che è più o meno governata da un eccesso di stimoli disturbanti che non riesce a gestire e che le assorbono energia al punto da rendere difficile l'espletamento di certi compiti, oppure le rendono difficoltoso il raggiungimento di un certo equilibrio e di una sufficiente soddisfazione nella vita. L'uomo psicotico è colui che è totalmente governato dal passato e non è in grado di attenersi ad un minimo di esame di realtà: conflitti, traumi, vissuti devastanti del  passato diventano l'”altro persecutore” nei quadri paranoici, l'oggetto fobico nelle fobie, il delirio nelle fughe maniacali e così via. Non esiste un uomo completamente sano come non esiste una persona completamente malata. Freud ha parlato chiaro: la differenza tra questi due è solamente quantitativa, non qualitativa e ciascuna persona cosiddetta “normale” porta dentro di sé, in realtà, un quid di patologia. 
     Da questo assunto alla tecnica terapeutica di ascolto frommiana il passo è breve: ascoltare la patologia dell'altro significa confrontarla con la propria. Come potrei mai io terapeuta "sapere veramente" qualcosa della patologia del paziente se non la confrontassi con la mia? E questo indipendentemente dal tipo di patologia  e di sofferenza presentata. Io posso cogliere la tua depressione, la tua sofferenza, la tua fobia, il tuo conflitto o il tuo impulso distruttivo, se, e solo se, posso paragonarli ai miei.  La tua sofferenza devo sentirla anche io, la tua paura deve essere anche la mia. Per entrare in sintonia io devo mettermi dalla parte del paziente, cioè provare ciò che prova lui. Solo così potrò poi sviluppare una strategia efficace.   Non che la preparazione teorica non sia importante, ma risulta sterile e un vuoto gioco di erudizione se non accompagnata da una dimensione relazionale ed esperienziale profonda. Ecco perché l'analisi personale, intesa come percorso individuale di attraversamento di tutti i territori della psiche, è fondamentale per la preparazione di un valido analista.
     Esistono infinite combinazioni, sfumature  e complicazioni nella psicopatologia, al punto che il DSM IV (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichiatrici) sta diventando una sorta di ponderosa enciclopedia finalizzata alla ricerca minuziosa e sempre più specifica dei disturbi (con le loro infinite varianti) e dei loro correlati. Ma sono certo che non piacerebbe a Fromm: “spaccare” la mente dell'uomo, anche solo la sua parte “malata”, nelle sue infinite componenti vuol dire snaturarlo, coglierlo sempre più come oggetto, fissarlo, bloccarlo. In realtà l'uomo è un tutto dinamico, un qualcosa in divenire e bisogna porre l'accento sulla sua potenzialità e sulla sua evoluzione.
     Affascinante e originale è la concezione di Fromm sui sogni.  Mentre per Freud il sogno è l'espressione della natura irrazionale e asociale dell'uomo e per Jung  è rivelazione di una saggezza inconscia, per Fromm, invece, il sogno esprime ogni genere di attività mentale: tanto i nostri impulsi irrazionali quanto la nostra ragione e la nostra moralità, rendendo così manifesto il meglio e il peggio di noi stessi. L'analisi dei sogni è così piuttosto importante durante il lavoro terapeutico: essi esprimono paure, intuizioni, inclinazioni, modi di essere, aspirazioni, identificazioni...  insomma di tutto e di più di ciò che proviene dalla mente inconscia del sognatore.
      Fromm non ha mai scritto un libro di teoria o di tecnica psicoanalitica, e questo volutamente: la libertà e la creatività del terapeuta non possono venire vincolate da alcun tipo di norma, regola o principio.  Ritengo un po' eccessiva questa posizione ma rimane comunque indicativa dello spirito che animava il grande psicoanalista.
 

     La mia terapia

      Io pratico una psicoterapia ad orientamento analitico che ha per scopo il raggiungimento  di un buon equilibrio personale: lo stare bene con se stessi.  Non è una psicoanalisi in senso stretto, infatti io lavoro vis a vis (cioè seduto di fronte all'altro) e non col lettino. E' ad orientamento analitico in quanto mira a far emergere contenuti inconsci, specialmente quelli che portano sofferenza all'individuo, allo scopo di comprenderli e gestirli meglio. E' rivolta ad una conoscenza maggiore di noi stessi: noi crediamo di conoscerci ma, in realtà, noi conosciamo il nostro falso Sè, quello superficiale, di facciata, al quale si contrappone il vero Sè, che è quello nascosto,  prevalentemente inconscio. Qui hanno origine i conflitti, ma anche le risorse, le potenzialità, la creatività. E' finalizzata ad acquistare libertà: noi crediamo di essere liberi, in realtà siamo molto vincolati e molto limitati: norme interiorizzate, abitudini irrigidite, pensieri ossessivi, fobie, dipendenze, azioni compulsive, tratti depressivi..., ci bloccano e  impediscono la libera espressione di tutte le nostre facoltà, la nostra piena realizzazione. Ciò comporta un alto tasso di frustrazione che ci portiamo dietro costantemente e che impedisce di trovare un minimo di stabilità, di soddisfazione, di serenità. La libertà cui miriamo in terapia passa prima attraverso il riconoscimento e l'accettazione di ciò, poi attraverso l'eliminazione o la gestione ottimale dei sintomi fastidiosi, attraverso una ristrutturazione della personalità che non può prescindere da una sufficiente conoscenza del nostro inconscio.
       In alcuni casi effettuare una terapia analitica è sconsigliato: ad esempio quando il richiedente è portatore di una patologia in cui il contatto con il materiale inconscio potrebbe essere destabilizzante; oppure quando il richiedente, al di là della problematica presentata, è fortemente intimorito dalla possibilità di toccare temi inconsci. In questi casi procedo ad interventi di sostegno e di aiuto basati sull' esame  obiettivo del problema specifico e sulla confrontazione, senza andare a toccare  dimensioni inconsce.
       La crisi, la psicopatologia, la sofferenza, sono sempre momenti di crescita: una opportunità per progredire, migliorarsi, evolvere.
 

      A chi mi rivolgo

  • Agli adulti:  lavoro con gli adulti indipendentemente dal tipo di problematica e/o di patologia che lamentano. La psicoterapia è prevalentemente individuale; in certe circostanze si può formare anche un gruppo terapeutico. La frequenza varia a seconda della tipologia di disagio manifestata, della motivazione personale, della disponibilità temporale mia e del richiedente.
  • Alle coppie: qualora si presenti una coppia io svolgo una  consulenza finalizzata a circoscrivere il problema e  a valutare risorse, motivazioni, gravità: a questo punto, a seconda dei casi, o procedo ad un invio presso qualche valido collega che si occupi di terapia di coppia oppure propongo una terapia individuale ad uno dei due componenti; stessa cosa se si presenta un gruppo familiare.
  • Ai genitori:  la delicatezza e la complessità del ruolo genitoriale sono all'ordine del giorno; io offro consulenza e sostegno ai genitori in difficoltà con incontri mirati ad una maggiore conoscenza del problema e ad una migliore consapevolezza delle dinamiche conflittuali che si originano, spesso indipendentemente dalla propria volontà.
  • Agli psicologi in formazione:  un lavoro terapeutico serio su se stessi è fondamentale per la buona preparazione di uno psicologo e/o di qualunque altro operatore della salute; svolgo, a questo proposito, analisi personale e/o didattica (nonché supervisione) a psicologi e psicoterapeuti che intendano approfondire seriamente la psicodinamica  individuale al fine di acquisire una competenza  terapeutica ottimale.

      Corsi

        Tengo corsi sulle tematiche più disparate e rivolti a ogni tipo di partecipanti ma tutti incentrati sulla gestione della relazione interpersonale: tecniche di comunicazione, gestione dei conflitti, leadership, motivazione personale,T.Group, Analisi Transazionale, gruppi di lavoro...