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Note biografiche e curriculum vitae




      Sono nato a Bologna il 18 luglio 1956 da una modesta e dignitosa famiglia. Figlio unico di genitori non più  giovani  frequento a Bologna  le scuole dell'obbligo mostrando sin da piccolo un carattere introverso  e   inquieto ma anche una discreta predisposizione per lo studio.
alt    Terminata la scuola dell'obbligo mi iscrivo all'Istituto tecnico commerciale avviandomi a diventare ragioniere  con l'aspettativa di divenire impiegato, o, magari, funzionario, in una banca o in una solida azienda. Ma una volta diplomato mi rendo conto che non è quella la strada che vorrei percorrere: sento forte il bisogno di interessarmi ad una dimensione più umana e creativa dell'esistenza e di approfondire il significato della vita e dell'agire umano. Così mi iscrivo al corso di Laurea in Filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Bologna. Contemporaneamente inizio a lavorare come dipendente in una azienda pubblica.

    Frequento per alcuni anni i corsi universitari  appassionandomi alla filosofia greca, a Hegel, Marx,  Kant, ma anche alle discipline psico-sociali; non sono, però, abbastanza orientato verso il conseguimento della laurea, tanto è vero che alla fine del terzo anno, pur avendo seguito molti insegnamenti e seminari ed aver approfondito svariati temi che mi stimolavano, avevo sostenuto pochissimi esami. Nel frattempo alcune difficoltà lavorative, insieme a problemi sentimentali, mi allontanano dagli studi universitari e la laurea in filosofia rimarrà nel cassetto. Mi dedico allora allo studio della musica.

alt     Studio così chitarra  con tre diversi maestri diventando a mia volta insegnante dello strumento. Continua comunque l'interesse per gli studi sociali e l'umanesimo: i libri, tanti e disparati, continuano ad essere miei compagni di vita. E' di questo periodo la scoperta di quello che resterà per altme l'autore di narrativa per eccellenza, Hermann Hesse: la sua capacità di penetrazione e descrizione dell'animo umano mi affascina, mi cattura intensamente. Siddharta fu il primo romanzo che lessi, quello forse più conosciuto; a questo seguirono poi, mano mano, tutti gli altri, fino a quello che gli valse il premio Nobel nel 1946, Il gioco delle perle di vetro. L'opera di Hesse, in qualche modo complementare a quella del suo grande coetaneo Thomas Mann, esprime, in una prosa composta ma ricca di accensioni liriche, una vasta e articolata dialettica tra sensualità e spiritualità, ragione e sentimento.

      Pure di questo periodo è  la lettura del primo libro di Erich Fromm: Marx e Freud, una visione unitaria delle due dottrine che hanno trasformato il mondo. Si tratta di un' analisi acuta, di un confronto dialettico e profondo fra le due concezioni materialistiche e umanistiche che hanno segnato un'epoca.  A quel tempo non ne fui particolarmente colpito ma ciò che mi rimase impresso fu la straordinaria passione dell'autore per l'uomo, il suo umanesimo radicale che, accanto ad una  capillare ed attenta analisi storico-sociale, veniva fuori in maniera preponderante.   Intanto, tra il lavoro e la musica, una ragazza romagnola attirava sempre più le mie attenzioni: fu così che all'inizio degli anni '80 mi trasferii in Romagna e misi su famiglia.

     Avevo tutto per definirmi una persona “sistemata”: casa, lavoro, famiglia, interessi culturali... Ma l'insoddisfazione dentro di me, inspiegabilmente, aumentava sempre più, fino a raggiungere toni di potente, ed a volte, incontrollabile insofferenza. E questo rischiava di far saltare i miei equilibri relazionali, sociali, lavorativi. A questo punto presi la decisione che avrebbe in qualche modo dato una svolta decisiva a tutta la mia  vita: entrai in analisi. Fu il caso (o il fato?)  che mi fece incontrare uno psicoanalista ad orientamento frommiano. Inizia così il viaggio dentro di me. C.G.Jung sostiene che la prima parte della vita deve essere finalizzata alla conoscenza del mondo (esterno), mentre la seconda parte deve orientarsi verso la conoscenza interiore. Così è stato per me. Un viaggio sofferto, tortuoso, ma anche illuminante e decisivo. Un viaggio che, in qualche modo, continua tutt'ora: l'analisi è un percorso che dura tutta la vita secondo E. Fromm e che si svolge anche nel mentre l'analista “fa l'analisi” ad un paziente: si tratta di un continuo confronto che permette anche all'analista di aumentare la conoscenza di sé.

     Per il creatore della psicoanalisi, Sigmund altFreud, l'analisi è sostanzialmente una scienza rigorosa che mira alla risoluzione dei conflitti interni del paziente attraverso la comprensione e l'interpretazione dei processi mentali inconsci. Tutto ciò avviene in un setting in cui da una parte c'è lo specialista e dall'altra il paziente: da una parte l'osservatore qualificato e dall'altra il "malato" in osservazione che deve venire "guarito".  Per tutto quel filone di psicoanalisti non ortodossi che si possono ricondurre ad una tradizione  sociale e interpersonale - e tra questi primeggia Erich Fromm - il significato di psicoanalisi, pur conservando l'obiettivo di far emergere il materiale inconscio, si arricchisce di competenze umane, relazionali ed empatiche. E l'azione terapeutica  dell'analista  non mira tanto alla "scoperta" di un evento particolare, come un trauma, che possa avere segnato la vita del paziente, quanto piuttosto alla rivelazione del progetto inconscio di vita, al disvelamento del vero Sé contrapposto al manifestarsi del falso Sé.  Con l'analisi ci si impara a conoscere veramente e a dare tante risposte a domande esistenziali che ci portiamo dietro da tanto tempo.  L'analisi è sostanzialmente un percorso di incontro/confronto, intimo, profondo e intenso, tra due umanità: questo confronto avviene tra una organizzazione di personalità più matura (quella dell'analista) e quella meno matura, sofferente ma in evoluzione, di una persona che chiede aiuto (il paziente).
 
      Da questo lavoro di scavo interiore che avevo iniziato trassi nuove energie e il mio desiderio profondo di conoscenza mi portò ad iscrivermi alla Facoltà di Sociologia dell'università di Urbino: la mia insofferenza aveva trovato un canale di sfogo e di sublimazione. Iniziai a frequentare con passione e mi trovai particolarmente coinvolto dalle teorie sulla comunicazione, dalle teorie sulla costruzione sociale e da quelle sistemiche; iniziai ad interessarmi anche di gruppi: le dinamiche interpersonali e relazionali, i processi simbolici e di leadership cominciano a divenire il fuoco del mio interesse. Un interesse che, in qualche modo, non mi ha mai abbandonato: lo studio sul “gruppo” (caratteristiche,  potenzialità,  dinamiche...)   nasce da una inclinazione  ma  diverrà poi attività pratica e lavoro. All'inizio degli anni '90, dopo quattro anni di corso, nonostante la famiglia e il lavoro, mi laureo in Sociologia ad indirizzo psico-sociale con una Tesi sulla psicologia della comunicazione persuasiva legata al problema delle dipendenze.
                                                                                                                         alt
      E dopo poco entro a far parte del mondo accademico divenendo Cultore di Psicologia sociale presso la  Facoltà di Sociologia. Così inizio a tenere seminari e lezioni agli studenti di sociologia e faccio parte delle commissioni d'esame. Durante l'attività di esaminatore ciò che mi colpì in modo particolare fu lo straordinario potere di condizionamento e di influenzamento - sia positivo sia negativo - che avevo sugli esaminandi. Il mio atteggiamento poteva favorire, stimolare, “valorizzare” l'altra persona, agevolandola così nella esposizione dei contenuti; così come poteva intimorire, umiliare, reprimere l'altra persona, arrivando persino ad atrofizzare le sue  potenzialità  e  inficiando l'esito della prova. Lo straordinario potere degli atteggiamenti nelle  dinamiche interpersonali, oggetto di tanti studi teorici, diventava esperienza concreta, tangibile ed anche, particolarmente, umana. Fu questa un'esperienza molto stimolante ed arricchente che sarebbe durata per una decina d'anni. Inizio, nel frattempo, anche a collaborare con la SoIS (Società Italiana di Sociologia) e con il CISDIG (Centro Italiano Studi Dinamiche Interpersonali e di Gruppo), partecipando a diversi incontri e seminari, e scrivendo articoli sulle rispettive riviste. Scrivo anche sulla rivista dell' ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale) occupandomi di tematiche relative alla sicurezza stradale.  Prendo anche un diploma di perfezionamento post-laurea in “Metodi della valutazione scolastica” presso l'università degli studi  Roma Tre.

      Nel contempo  comincio ad  affiancare al mio noioso lavoro di pubblico dipendente un'attività di consulenza e formazione psicosociale rivolta a enti, società, istituzioni e aziende sia pubbliche che private. Svolgo indagini conoscitive come “rilevazione del clima aziendale” presso enti locali ed aziende a rilevanza nazionale. Divengo consulente psicologico e formatore di alcune aziende private. Uno studio che mi ha particolarmente interessato è stato svolto sulla popolazione scolastica di un  comune romagnolo, ed aveva lo scopo di comprendere la modalità con cui venivano percepiti gli incidenti stradali e il relativo rischio da parte altdegli studenti. Fu sbalorditivo, ma anche produttivo, comprendere come l'atteggiamento  di sufficienza e disinteresse  che i ragazzi nutrono circa i pericoli sulla strada non è dettato da carenze cognitive (come mancanza di conoscenza del codice della strada e di norme di comportamento)  ma deriva quasi completamente da una dimensione affettivo - emotiva  che li lega all'azzardo  ben sapendo quello che rischiano nel porre in essere determinati comportamenti. In altre parole i ragazzi sono ben consapevoli dei pericoli che corrono ma troppo attratti dall'essere spericolati.
     Una grande  soddisfazione mi derivava dall'attività di consulenza e formativa che avevo cominciato e divengo così collaboratore e docente nei principali centri di formazione della regione; tengo anche molti corsi sulle metodologie educative e sulle dinamiche di gruppo ad insegnanti di ogni livello, collaborando con Direzioni Didattiche e Provveditorati agli Studi. Insegno in diversi corsi di specializzazione rivolti ai docenti della scuola dell'obbligo e secondaria per il conseguimento dell'abilitazione al “sostegno”. Partecipo in qualità di relatore a diversi convegni rivolti a personale scolastico.  (Per ricordare il titolo di uno dei miei interventi: “Tra fare e saper fare: relazione, comunicazione e creatività nel lavoro di gruppo”). Finalmente potevo mettere in pratica tutte le tecniche e i metodi relativi a: la comunicazione interpersonale e di gruppo, la leadership efficace, i processi di apprendimento, l'orientamento al lavoro, ecc. I risultati furono così incoraggianti che, di lì, a poco, mi licenziai dalla azienda pubblica di cui ero dipendente  (nella quale, nel frattempo, ero diventato formatore manageriale e responsabile del settore marketing e comunicazione di una sua agenzia) e iniziai l'attività libero professionale a tempo pieno.                                                                                                                            E.Spaltro
    Divenni socio e collaboratore dell'AIF (Associazione Italiana Formatori) e della Associazione TTG (Teorie e Tecniche dei Gruppi) diretta dal Prof. Enzo Spaltro (allora Ordinario di Psicologia del Lavoro all'università di Bologna e direttore della Scuola di Specialità in Relazioni Industriali e del Lavoro della altmedesima università).  Enzo Spaltro,  di cui ho l'onore di essere amico, è tutt'oggi uno dei più raffinati e profondi conoscitori di psicologia del lavoro e psicologia dei gruppi a livello nazionale ed europeo.  Di lì a poco divengo Professore a contratto di “Sociologia dell'Educazione” presso la SSIS (Scuola di Specializzazione Interateneo per la Formazione degli Insegnanti della Scuola Secondaria) all'università Ca' Foscari di Venezia. Ho avuto così anche l'opportunità e il privilegio di lavorare a fianco del Prof. Umberto Margiotta,  direttore della SSIS e Pro Rettore all'Università Ca' Foscari di Venezia, uno dei massimi specialisti contemporanei di metodologie educative ed apprendimento.
    
    Ma il mio desiderio di conoscenza non era ancora appagato e più continuavo l'analisi personale più mi appassionavo alla psicologia del profondo, a quella motivazionale e alla psicoanalisi stessa: iniziava dentro di me, in maniera sempre più forte, a farsi strada l'ipotesi di diventare psicoterapeuta. Allora iniziai a valutare la possibilità di iscrivermi ad una scuola di specialità in psicoterapia: purtroppo, però, la legge che regolava l'accesso alla specializzazione in psicoterapia era cambiata da poco ed io con la laurea in sociologia, pur insegnando discipline psicologiche all'università, ero tagliato fuori... era necessaria una laurea in psicologia! 

    Non mi persi d'animo: quando senti potentemente dentro di te qual è la tua strada l'impossibile diventa possibile. Così mi iscrivo al corso di Laurea in Psicologia ad indirizzo clinico e di comunità presso la altFacoltà di Magistero dell'università di Urbino. Avrei potuto iscrivermi all'università di Bologna dato che i relativi  corsi di psicologia si tengono a Cesena (che è molto più vicina al mio paese), ma di fatto frequentavo già Urbino per la mia attività di docenza così mi indirizzai ancora all'ateneo urbinate. Ormai Urbino era divenuta la mia seconda città: docente di psicologia sociale, studente di psicologia clinica, vi passavo quasi tutto il tempo che l'attività lavorativa mi lasciava libero. Con grande passione mi tuffai nei libri di clinica e terapia di S. Freud, A. Adler, C. G. Jung, H. Kohut, H. S. Sullivan, C. Rogers, K. Lewin, G. Allport, B. F. Skinner, per citare i classici; ma mi interesso anche ad autori che tentano strade nuove: U. Bronfenbrenner, J. Bowlby, E. Berne, P. Watzlawick. Arriva così anche il tempo di discutere una  Tesi sul  “senso di colpa"   e mi ritrovo anche la Laurea in Psicologia clinica e di comunità. Provvedo immediatamente a trovare una sede per il tirocinio post-laurea e nel frattempo inizio a pensare a quale scuola  di specialità iscrivermi. Sono stato un po' titubante inizialmente. Grazie agli studi di sociologia e di psicologia sociale ormai possedevo un solido bagaglio a livello sistemico-relazionale, e anche buona parte degli studi psicologici compiuti andavano in questa direzione. La conseguenza più logica era quella di indirizzarmi ad una scuola di questo tipo. Ma se è vero che il "sistema" ha le sue leggi che effettivamente influiscono sulla mente e sul comportamento è altrettanto vero che la mente umana ha le proprie leggi, le
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proprie dinamiche, i propri conflitti ed  il proprio funzionamento, ed era tutto questo che io sentivo la necessità di investigare: il desiderio intenso e dominante restava quello di approfondire la conoscenza della psicologia del profondo e di acquisire le tecniche terapeutiche ad essa attinenti.
 
      Così, una volta superato l'Esame di Stato  mi iscrivo alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia psicoanalitica presso l'Istituto Erich Fromm di Bologna.
 
     
    Senza difficoltà e senza esitazioni scelsi tale istituto. Questo sia per l'interesse che continuavo a nutrire per l'opera frommiana sia per il fatto che, nel frattempo, stavo sottoponendomi ad analisi con il direttore dell'Istituto altmedesimo, il Dr. Romano Biancoli. Uno dei massimi esperti  del grande umanista tedesco, Biancoli (che, purtroppo ci ha lasciato nel 2010) è stato fondatore dell'Istituto Fromm di Bologna e lo ha diretto per circa trent'anni.  Psicoanalista di grande capacità e di enorme preparazione teorica, tecnica e culturale, relatore a tanti convegni internazionali sul pensiero di Erich Fromm, egli univa alla sua professionalità doti di grande spessore umano. Ora finalmente potevo penetrare a fondo la psicoanalisi, e, in modo particolare, la psicoterapia psicoanalitica nata dal pensiero di Erich Fromm. Curiosamente il grande umanista tedesco non ha mai voluto scrivere un libro di altpsicoanalisi in senso stretto: egli ha sempre rivendicato la unicità, la soggettività, la libertà e la creatività anche nella terapia pertanto si è rifiutato di scrivere (cioè fossilizzare, dogmatizzare)  in merito a teorie e/o tecniche psicoanalitiche. Peraltro la copiosità di temi e idee psicoanalitiche si evince in maniera molto evidente da tutti i suoi saggi: sia che lui tratti di storia, di filosofia, di sociologia, di umanesimo o di psicologia la sua significativa impronta psicoterapeutica appare in maniera forte, chiara, e semplice, direi limpida. Trascorro quattro anni di intenso e duro lavoro alla scuola di specialità: studio teorico ma, soprattutto, esperienza pratica con esami di casi, supervisioni di gruppo, e continui confronti con colleghi e docenti. Con una Tesi sull'aggressività umana in cui confronto il pensiero di K. Lorenz a quello di E. Fromm mi sono infine specializzato in Psicoterapia psicoanalitica  col massimo dei voti. Così con oltre mille ore di analisi personale (circa sette anni di analisi individuale e cinque anni di analisi didattica) sono divenuto psicoanalista accreditato presso l'Istituto Fromm. Ho aperto così uno studio a Forlì dove mi occupo in maniera preponderante, e, ormai quasi esclusiva, di psicoterapia.

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     Attualmente sono membro del Consiglio Direttivo dell'OPIFER, (Organizzazione di Psicoanalisti Italiani, Federazione e Registro),  socio dell'IFPS (International Federation of Psycoanalityc Societies), dell'IEFS (International Erich Fromm Society); e responsabile della sezione di Teorie e Tecniche della Psicoanalisi presso l'Associazione per lo studio della Psicologia e delle Neuroscienze Gian Mario Balzarini  di Forlì.