| L'attacco di panico |
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dalla rubrica RISPONDE LO PSICOLOGO(a cura del dr. Giancarlo Signorini)pubblicato su Romagna Gazzette
(2010, www.romagnagazzette.com)
L'ATTACCO DI PANICO
Domanda
Secondo il DSM IV, il manuale diagnostico per i disturbi mentali, gli Attacchi di Panico (A.d.P.) possono manifestarsi nel contesto di qualsiasi disturbo d'ansia, come pure in altri disturbi mentali (ad esempio nei disturbi dell'umore come la depressione, il disturbo bipolare, ecc.) ed in alcune condizioni mediche generali (per es. cardiache, respiratorie, ecc.). La caratteristica essenziale di un A.d.P. è un periodo preciso di paura o disagio intensi in assenza di un reale pericolo, accompagnati da almeno 4 sintomi tra i seguenti: palpitazioni, sudorazione, tremori, dispnea o soffocamento, asfissia, dolore al petto, nausea, vertigini, brividi o vampate di calore, parestesie (torpore o formicolii), derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di “impazzire” o di morire. L'attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l'apice (di solito entro 10 minuti), ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente. Si distinguono A.d.P. inaspettati (non provocati) quando non si individua un fattore scatenante, e A.d.P. causati dalla situazione (provocati) se si manifestano durante l'esposizione (o nell'attesa di) uno stimolo o fattore scatenante situazionale; un esempio del primo tipo è quello di una persona che passeggia tranquillamente per una strada (che normalmente percorre senza problemi) e un bel giorno, a metà cammino, si trova – senza motivo – nel bel mezzo del vortice di un A.d.P.; il secondo tipo riguarda, invece, il soggetto che immancabilmente palesa un A.d.P. tutte le volte che deve parlare in pubblico o quando deve salire su di un aereo. Chi si trova esposto ad un A.d.P. viene fortemente ostacolato circa un'adeguata organizzazione del pensiero e dell'azione. Il Disturbo da Attacco di Panico (DAP) è caratterizzato dalla presenza di A.d.P. ricorrenti, seguiti da almeno un mese di preoccupazione persistente, sia di avere un nuovo A.d.P., sia sulle possibili conseguenze negative che questo possa comportare. Il DAP può essere associato ad Agorafobia (timore di attraversare luoghi spaziosi ed aperti come ad es. una piazza).
Nella mia esperienza clinica ho incontrato diverse persone che soffrivano di Attacchi di Panico: diverse di queste hanno manifestato il primo episodio intorno ai 20 anni e spesso davanti al televisore acceso; gli episodi successivi potevano avvenire anche a diversi anni di distanza dal primo ed in situazioni differenti. Personalemente ritengo che vi sia sempre un fattore scatenante nell'ambiente, una sorta di miccia che viene accesa, ma spesso non lo si coglie perché è inconscio: sono convinto che i miei pazienti che hanno sviluppato un A.d.P. guardando la TV abbiano colto - con ogni probabilità a livello inconscio - un' immagine (o una parola, uno sguardo, un atteggiamento, un brano musicale...) simbolo, che, ricollegandosi a materiale represso o rimosso perché disturbante (come può essere ad es. un abuso sessuale), ha fatto “rivivere” in loro la paura scatenata a suo tempo dall'episodio. Paura mai elaborata perché insopportabile in quanto riferita ad un evento sconvolgente.
La psicoterapia per questa patologia può essere di due tipi: a) una terapia di tipo comportamentale volta a ridurre progressivamente la paura della situazione scatenante, ovviamente qualora si tratti di A.d.P. causato dalla situazione; b) una terapia di tipo psicodinamico o psicoanalitico volta ad individuare le cause e le dinamiche scatenanti. E' possibile guarire da questa psicopatologia nella misura in cui si riesce a risalire allo stimolo scatenante prima e all'evento primario poi, che va correttamente individuato e adeguatamente elaborato. Non dobbiamo dimenticare che il DAP, come qualunque altro disturbo mentale, non è altro che il sintomo, la parte emersa dell'iceberg, e il nucleo profondo ed importante si trova sotto la soglia della coscienza: è in questa direzione che si deve indagare e lavorare con la psicoterapia psicodinamica o psicoanalitica.
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