| Il disturbo bipolare |
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dalla rubrica RISPONDE LO PSICOLOGO(a cura del dr. Giancarlo Signorini)pubblicato su
Romagna Gazzette (2010, www.romagnagazzette.com)
IL DISTURBO BIPOLARE
Domanda
Affinché si possa parlare di DB vero e proprio, però, sono necessarie alcune condizioni: gli episodi, sia quelli maniacali, sia quelli depressivi devono avere una durata significativa (da una settimana a diversi mesi); devono creare serie difficoltà all'attività lavorativa ed alle consuete relazioni interpersonali; inoltre deve trattarsi di episodi ricorrenti, cioè che si ripetono nel corso del tempo. Esiste un DB di primo livello ed uno di secondo livello, a seconda della gravità. Simile al DB è il disturbo ciclotimico: una alternanza dell'umore cronica e ricorrente ma meno grave di quella del DB propriamente detto. Paradossalmente il momento più pericoloso, per chi è affetto da tale psicopatologia, è quello euforico – maniacale: una esagerata considerazione di sé che, alle volte, nei casi più gravi, può sfociare in un delirio di onnipotenza e può portare la persona a gesti sconsiderati che possono mettere a serio repentaglio la sua incolumità, come pure quella degli altri. E questo per un eccesso di (presunta) sicurezza in se stessi: in un celebre film con R. Gere, Mr. Jones, il protagonista era affetto da disturbo bipolare grave e i momenti più critici si avevano quando l'umore era troppo su e lui sentiva di poter volare. In qualche modo siamo tutti bipolari in quanto il nostro umore non è mai costante e una certa alternanza di esso è fisiologica. Come ci ha insegnato Freud il “sano” e il “malato” si distinguono solo per un fatto quantitativo e non qualitativo. Il DB, nella sua forma meno grave, si riscontra frequentemente in personalità istrioniche e/o narcisistiche, che sono quelle tipiche di artisti, scienziati, genii. Anche diversi attori sono affetti da tale disturbo. La terapia più appropriata per il DB va individuata in base alla gravità del disturbo e alle caratteristiche di personalità del soggetto in questione. Personalmente ho seguito un paio di persone con questo disturbo ed ho avuto risultati discreti con la psicoterapia psicodinamica che utilizzo normalmente. Nei casi più gravi, comunque, non si può prescindere dall'intervento farmacologico che può prevedere stabilizzatori dell'umore, ansiolitici, e/o antipsicotici.
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