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16

Set

2009

Del rapporto madre-bambino PDF Stampa E-mail
Riflessioni
 

Due serate con Giancarlo Signorini a Puntodonna, via Maroncelli, 39 a Forlì

giovedì 1 ottobre 2009 – ore 21.00 
IL POTERE TREMENDO DELLA MADRE
Potere, risorse e defezioni della figura materna


giovedì 8 ottobre 2009 – ore 21.00
AUTONOMIA, LIBERTA' E DIPENDENZA
NELLO SVILUPPO DEL BAMBINO
Il percorso evolutivo del bambino nel rapporto con le figure di riferimento


TRACCIA DEGLI INTERVENTI




     L'uomo è diviso tra due tendenze sin dal momento della nascita: una, venire alla luce e l'altra regredire nel grembo; una per l'avventura e l'altra per la certezza; una per il rischio dell'indipendenza e l'altra per la protezione e la dipendenza.

   Io trovo che l'attaccamento pre-edipico del ragazzo o della ragazza per la madre è uno dei fenomeni nodali nel processo evolutivo ed una delle cause principali della nevrosi o della psicosi.       
E.Fromm                             
                                      

     Erich Fromm fece del legame  mamma – bambino, con tutte le sue declinazioni ed implicazioni,  il cardine del suo pensiero e ne fece il concetto centrale della sua teoria psicoanalitica, della sua teoria sociologica nonché della sua costruzione scientifico-filosofica. Già Freud osservò la straordinaria energia intrinseca all'attaccamento del bimbo alla madre, un attaccamento che di rado viene superato interamente dalla persona media. Freud aveva evidenziato, in questo caso, la menomazione che ne risultava alla capacità dell'uomo di aver rapporti con le donne, il fatto che la sua indipendenza si indebolisse, e che il conflitto tra le sue mete coscienti e l'attaccamento incestuoso represso potesse condurre a vari conflitti e sintomi nevrotici.
    Quante volte vediamo in persone a noi vicine (o magari in noi stessi) la forza di questo legame: forza che, troppe volte, diventa un impedimento al libero espandersi della personalità ed un vincolo che, seppure mascherato e legittimato da aspetti doveristici, è sostanzialmente castrante. E può esserlo a vari livelli: da un debole desiderio  –  peraltro sano –  che ha il figlio di vedere gratificati i desideri materni e le aspettative che questa ripone in lui, sino alla totale impossibilità da parte di questi di prendere decisioni, anche di poco conto, che possano contrastare il di lei punto di vista. Non dimentichiamoci che le patologie più gravi sono quelle preedipiche quindi quelle in cui la relazione determinante riguarda il rapporto madre-figlio. Il termine “figlio” viene qui inteso in senso lato quindi riguarda sia il mondo maschile sia quello femminile.     Personalmente ho notato le più potenti ed irriducibili patologie in donne che non riuscivano a superare la loro fissazione incestuosa alla figura materna.

    Una interessante tipologia circa le defezioni della figura materna l'ho ricavata modificando alle esigenze di questo scritto una tipologia trovata nel bel libro di M.Mazzoli e G.Tadolini  “Panico quotidiano” (Tirrenia Stampatori, Torino, 2009).          
    Questa tipologia prevede:
  • La mamma che non c'era.     É la configurazione in cui il bambino fu lasciato troppo solo perché la mamma era scarsamente presente e raramente giocava con lui. Un contesto che negli ultimi 30 – 40 anni da eccezionale è diventato normale, quasi “fisiologico” per la famiglia occidentale. Bambini sballottati tra tate e nonni a cui, a volte, non interessano molto: un bimbo quando si sente solo è solo soprattutto coi propri fantasmi e con le proiezioni delle proprie paure. Ciò che il bambino teme fa parte di lui così profondamente, così integralmente che neppure riesce a sapere perché ha paura: lui e la paura si preparano a diventare una cosa sola.
  • La mamma che non ci lasciò fare.     Quante volte, mossa dalla propria ansia, la mamma ha urlato al piccolo: “Fermati! Attento che cadi! Guarda che ti fai male! ...” bloccandolo anche quando non ce n'era bisogno! Così facendo la mamma non garantisce al bambino il sostegno necessario al proprio slancio, la garanzia della bontà e della qualità della propria azione. Anche perché il messaggio diviene rapidamente per il bimbo: “Attento, perché dalla tua stessa vita nasce il pericolo, nasce la morte! Non ti devi fidare della tua spinta vitale!” Così il piccolo si trova scisso tra la forza motrice del desiderio e l'energia opposta di trattenimento e di controllo che tenderà a prendere il sopravvento. Questa è la prima drammatica frammentazione capace di esporre l'individuo al rischio di regressione ad ogni segnale di pericolo.
  • La mamma che disse: “puoi farcela soltanto se ci sono io”. É probabilmente questa la configurazione relazionale in cui si realizza l'imprinting più nefasto, quello per cui il bambino, dal momento in cui assimila un messaggio con tali caratteristiche, inizia ad aver bisogno totalmente di un “garante” anche per respirare. E' la simbiosi. Se realmente (perché a un certo punto muore o se ne va) o solo simbolicamente questo tutor cosmico si allontana allora è il panico. Il baricentro esistenziale  è stato spostato all'esterno del bambino (e del futuro adulto), è stato spostato completamente sull'Altro, sull'unica figura importante: la Madre. Il soggetto non sarà mai  “individuo” e resterà bloccato tra le mura depressive ma protettive del suo nido.
  • La mamma che disse: “io ti voglio bene solo se sei bello, se sai vincere, se sai affermarti”. É il complesso di Dorian Gray: o eterna giovinezza o morte, o  la perfezione o il nulla,  o sei un dio o non sei nessuno. Il Sé del bambino viene esclusivamente ed irrimediabilmente identificato con la sua immagine: se questa immagine sfiorisce e perde forza, potenza, efficacia allora il Sé non può sopravviverle e si svuota,  perde ogni riferimento e  va in pezzi. É questa la sindrome narcisistica, così diffusa oggi e al contempo così “propagandata” dai media.

    Per concludere vediamo, invece, una tipologia positiva di madre. Nei confronti del bambino (o bambina), una madre psicologicamente sana:

Sostiene: nelle difficoltà, nei periodi difficili, nei momenti di abbassamento dell'umore, nei momenti di sfiducia.
Incoraggia: a sviluppare le potenzialità, ad affrontare con  forza d'animo e fiducia i problemi che si presentano; a non avere paura delle frustrazioni.
Valorizza: la personalità in formazione sottolinendone i tratti positivi, i talenti, le capacità.
Contiene: le paure, gli sfoghi, la rabbia, permettendo la loro manifestazione in modalità adeguate.
Stimola: la crescita, le esperienze, la conoscenza, l'apertura al mondo e ai rapporti con gli altri.
Gratifica e premia: i successi (quelli che il bambino percepisce come tali), gli sforzi.
Accoglie incondizionatamente: l'individuo – bambino nella sua totalità e al di là dei suoi aspetti positivi, piacevoli, divertenti.
Ama: anche tutto il resto della famiglia e specialmente papà,  fratellini, sorelline; la vita in tutte le sue manifestazioni.
Infonde fiducia: crede in lui, nelle sue capacità; si fida di lui.
Punisce in maniera costruttiva: senza detestare e senza infierire ma con fermezza e convinzione.
Condivide: i momenti belli e mostra piacere in ciò.  
Mostra i propri sentimenti: senza nascondere le proprie emozioni (ad eccezione di quegli affetti che potrebbero risultare disturbanti).
Si mostra appagata: da lui e dalla vita.




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    Ora so che bisogna alzare le vele,
 e farsi portare avanti
 dai venti della sorte
 dovunque spingano la nave.

    Dare un senso alla vita può  sfociare in follia,
 ma una vita senza senso
 è la tortura dell'inquietudine
 e del vago desiderio:
 è una nave che desidera ardentemente il  mare,
 ma ha paura.

                 E. Lee Masters

                              

         






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