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I disturbi ossessivi PDF Stampa E-mail
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 dalla  rubrica  RISPONDE LO PSICOLOGO

 (a cura del dr. Giancarlo Signorini)


pubblicato su Romagna Gazzette (periodico mensile della Romagna) 
(settembre 2009, www.romagnagazzette.com)



    I DISTURBI OSSESSIVI

       Domanda 
       Ho trent'anni, sono sposata da otto e ho un figlio di otto anni. Sono la più piccola di tre fratelli. Da circa un anno e mezzo soffro di disturbi ossessivi e vivo nell'ansia: la sera, prima di andare a dormire, devo effettuare tutta una serie di controlli, ripetutamente e per svariate volte: verifico  la chiusura del gas, delle finestre, delle tapparelle; se guardo la TV ho paura che possa  apparire l' immagine di una disgrazia in cui io e il mio bambino siamo in qualche modo coinvolti; dopo il terremoto in Abruzzo alle volte dormo vestita e pronta a scappare in strada... Durante i primi sei anni di matrimonio ho vissuto con marito e figlio nella casa dei miei genitori, dove vivevo dalla nascita, e stavo bene anche se eravamo un po' stretti. Poi, due anni or sono, per avere maggiore indipendenza, mi sono trasferita con la mia famiglia nella casa che abbiamo acquistato in un nuovo paese (dove vivo attualmente). Qui pur avendo una maggiore indipendenza e libertà non mi sono mai trovata a mio agio, quasi che mi mancasse l'ambiente originario: ma io non ho intenzione di ritornare a vivere dai miei! Circa un anno fa mi sono rivolta ad uno psichiatra il quale mi ha prescritto un antidepressivo e un tranquillante che prendo regolarmente tutt'ora: i disturbi ossessivi si sono mitigati ma non sono scomparsi. Perché mi succede questo? Che cosa mi suggerisce?

       Risposta 
      
Se i disturbi ossessivi si sono manifestati precisamente dopo qualche mese che lei si era trasferita nella nuova casa e null'altro di significativo è avvenuto in quel periodo è evidente che c'è un collegamento tra l'insorgere di questi e il trasferimento. Può essere che il “distacco” dalla casa di origine abbia mobilitato alcune sue paure le quali si manifestano con il disturbo ossessivo. Sc Circa l'origine e le cause scatenanti del suo disturbo andrebbero indagate alcune cose. Che rapporto aveva coi suoi genitori? E' stata educata all' indipendenza, all'autonomia, alla responsabilità, oppure viveva con loro una sorta di «rapporto simbiotico», magari all'interno di una campana di vetro, come capita spesso ai figli più piccoli e ai figli unici? Si sentiva più protetta nella casa di origine? Com'è la relazione con suo marito? Come vive lui il suo disturbo? Tende a minimizzarlo, a non considerarlo, a ridicolizzarlo, oppure è disponibile a starle vicino e condivide con lei i sintomi e le paure cercando di comprenderli e di aiutarla a guadagnare forze e fiducia per affrontarli? Com'è il rapporto con suo figlio? Tende ad essere iperprotettiva con lui o lo spinge a crescere e ad emanciparsi? Tutti temi che andrebbero adeguatamente approfonditi.
          Nella letteratura il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato da pensieri ossessivi persistenti (ossessioni) e rituali rigidi (compulsioni) finalizzati al controllo dei primi e può essere inteso come tentativo di ridurre una grave angoscia. L'attività compulsiva spesso tradisce i residui di un pensiero magico della prima infanzia, quando gli impulsi non sono  completamente differenziati dalle azioni. Questo delirio di onnipotenza del pensiero è spesso molto ben visibile nel timore, tipico della sindrome ossessiva, che un pensiero brutto, per il solo fatto di essere stato pensato, possa tradursi in realtà, trasformarsi in azione.
         Mi è capitato spesso, nella pratica clinica, di veder nascere disturbi ossessivi nel momento del distacco dalla famiglia d'origine: spesso non si è pronti per il distacco, non si è maturata una posizione evolutiva adeguata all'età, non si è sufficientemente indipendenti a livello emotivo per emanciparsii e vivere una vita propria. Una buona psicoterapia dovrebbe aiutarla a guadagnare una sufficiente autonomia e a ricostruire (o, meglio, costruire) un adeguato equilibrio psicologico: presupposti indispensabili ad una risoluzione dei sintomi.